Daniel Buso
"UN'INTUIZIONE - L'arte di Chris Rocchegiani è intuizione. Intuizione di forme inaspettate e di rappresentazioni grafiche e concettuali di immediata riconoscibilità. Notiamo le sue opere come semplici forme di un repertorio di immagini che caratterizzano la quotidianità, raccontato con uno stile che è al tempo stesso improvvisazione di colori e di luci. Se in alcune opere, come in VASO e OMBRELLI, ci offre un'elegia delle piccole cose dimesse; in altre riesce ad esprimere l'intensità del suo linguaggio. ALLUPO, ALLO SQUARTO e WHILE I'M SUFFOCATING sono rappresentazioni solo apparentemente pacate, rese elementari dalla stesura cromatica à plat dello sfondo. Eppure posseggono una violenza profonda, in parte scaturita dall'energica pennellata con cui sono ritratte. Le figure si contorcono in spasmi cromatici e sono caratterizzate da un felice linearismo che dimostra il talento grafico dell'artista. Da Morandi alla Transavanguardia, il suo stile si muove tra le epoche passate capace di condensare in un'unica opera l'eleganza di un formalismo impeccabile e la contemporaneità di un disegno accattivante. Nonostante l'attualità del suo tratto, Chris si rivolge spesso a generi passatisti come la natura morta ed un'estatica rappresentazione di spazi interni popolati da rappresentazioni zoomorfe. Non rinuncia mai alla pittura, ponendosi come pittrice innovativa sul solco della tradizione."

Simona Cardinali
"Ricerche individuali pre_cedono l'incontro. Uno spazio comune giustifica Pre_senza. Un luogo da anni abbandonato ma con un indubbio odore di presenza è il presupposto del lavoro dei tre artisti che si incontrano al Chiostro di Sant'Agostino. La presenza offre i suoi diversi aspetti e si svela anche nella sua più nascosta consistenza. La grande e semplice scoperta è la molteplicità delle forme in cui una presenza può svelarsi scegliendo linguaggi espressivi diversi concentrati in un luogo comune. Si chiede un meditativo e rispettoso silenzio negli spazi epifanici della presenza. Niente di ingombrante ma tutto delicatamente studiato e piacevolmente intimo. Le prime presenze esibite, campeggiano nello spazio esterno impostando un discorso che subisce i suoi consapevoli risvolti all'interno.Chris Rocchegiani nell'atrio ci pone al cospetto dell'inevitabile trasfigurazione dell'essere. Il corpo che è riuscito a dissociarsi dall'anima, l'anima liberata dal corpo. Un corpo appeso al chiodo, un'anima sfuggita. Asciutti, liofilizzati e scuri i corpi, bianche e pronte all'evaporazione le anime. Si è liberi di scegliere se la presenza sia il corpo o l'anima. Entrando nello spazio le tele si uniscono all'intonaco , la razza animale è la prescelta per raccontarci questo elevato processo e per trasferirlo alla razza umana l'artista utilizza l'intelligente idea della gabbia- cubo. La figura geometrica ( simbolo delle capacità di astrazione dell'uomo) si mostra sotto la forma di gabbia , niente di meno inquietante, visto che molte sono le possibilità di aprirla.L'artista riempe le sue gabbie e una la cede ad una nuova presenza di Lisa Gelli che ripopola un altro spazio. Carte sparse inghiottiscono le pareti con ripetute immagini di forme e organismi vitali che spalleggiano tra loro animando l'ambiente che si apre con altri due spazi.Grandi presenze dalle fattezze femminili conducono il gioco mostrano le loro carte e ci accompagnano all'ambiente a destra, un tempo fucina di una bottega orafa. Qui tutto lascia intendere che si stato occupato proprio da questa nuova presenza femmnile. Alla sua mensa offre una serie di oggetti spenti non funzionanti, che affermano la loro presenza – assenza nel l'essere rimasti contenitori senza contenuto. La funzione giustificava la forma di ognuno di loro rivendicandone la presenza, ora che la funzione è interrotta ogni cosa decade annientando il senso della forma e la giustificazione della presenza. Entrando nell'ambiente opposto il discorso cambia. Un materesso immolato accompagnato da leggere presenze di stoffa, che hanno preso una determinata piega, aprono un terreno di riflessione dentro il quale si perde Luca Poncetta. Piccoli formati da devozione privata le cui pieghe si proiettano nel formato tridimensionale di un letto sospeso, specificano ancor più quello a cui si vuole arrivare. Un letto ci trasferisce nell'ambiente più privato di una casa e al momento più indivduale di esperienza di assenza- presenza del proprio corpo: il sonno. Nelle varie fasi del sonno quella dell'onda lenta , interessa in particolar modo Luca Poncetta perchè questo è il momento in cui allo stesso tempo si azzerano le funzioni vitali e si attivano inconsci processi in cui si ricombinano informazioni. Da qui parte un'interessantissima riflessione su questo stadio di attività vitale minima in cui l'essere convive con il non essere senza escludersi a vicenda. E' il momento in cui si raggiunge l'equilibrio tra vita e morte, moto e paresi.Riconoscersi vivi in una condizione di perduta coscienza. Quello che esce dal movimento di stoffe e spilli, da quella dimensione di ibrida condizione è proprio la scoperta di quella condizione sospesa in cui la vita si mette in equilibrio con la morte . Così il drappeggio ritratto con spilli e lenzuola in un materasso diviene la più viva e antica lezione della presenza di un corpo che ha vissuto la sua forma e che grazie all'artista diviene visuale."

Federica Mariani - Curatore Arti Visive NotteNera 2013
Chris Rocchegiani, La camera esterna Irrinunciabile: RICERCA "Pensa allora, anima mia, che la morte non è altro che un servitore che porta una luce nella camera esterna" dalle parole di John Donne tratte da "Il cammino dell'anima" inizia la strada per la comprensione della poetica artistica di Chris Rocchegiani. Due livelli di lettura, di profondità, due parti di uno stesso racconto: la prima rappresentata da cinque dittici è l'involucro, la seconda narrata da carte sospese è il nucleo. Animali raffigurati con chiazze di colore: una marrone che rappresenta il contatto con la terra e il corpo, l'altra bianca, sospesa, che racchiude l'anima. Le cinque tele sono narrazioni di morti non violente e tutte differenti. In ognuna di esse viene descritto un passaggio dalla vita alla morte, una rarefazione del corpo di una volpe, un maiale, un uccello, un cervo, una lepre... La specie non ha importanza. L'artista si affida al mondo animale per indagare il trapasso, entrando in contatto con l'essenza ancestrale e l'istinto. Il selvatico prende il sopravvento. Il passaggio da fisico ad etereo avviene indipendentemente dalla consapevolezza dell'essere umano. Si compie l'evoluzione: l'anima trasmuta il senso del vissuto e fuoriesce dal corpo. Rarefazione, assenza di respiro, un alito che esce come una liquefazione, una liberazione. Non c'è nulla di drammatico in queste morti, solo la narrazione di un transito, un cambiamento di status. Il dualismo tra corpo e anima riecheggia nelle tele così come nella parte interna dell'opera, disegnata e dipinta su carte giapponesi. Il cuore di questa installazione è rappresentato dall'esperienza umana. Corporeo e incorporeo vengono sviscerati in ogni loro declinazione. Il nucleo è l'uomo e il suo ritorno a casa: figure sospese e leggere rappresentano le tappe di un percorso di meditazione nella costante ricerca di Dio. Per l'artista è irrinunciabile indagare il passaggio dalla vita alla morte e il divino. I disegni, dialogando con i dittici esterni, traghettano lo spettatore nel cuore dell'opera: la leggerezza della meditazione si materializza nel bianco e nel tratto accennato. L'elemento duale qui è rappresentato dall'uomo e dall'elemento esterno. Si concretizza la consapevolezza percettiva dell'esperienza interiore: l'anima in espansione diventa eterea, non afferrabile, impalpabile. "La camera esterna" è un racconto di fasi meditative individuali, una poetica artistica mossa dall'esigenza dalla ricerca di Dio. Soffermatevi ad osservare, riflettete... Meditate.

Attilio Coltorti
"La carica espressiva che anima la pittura di Chris Rocchegiani fa riferimento a fulcri generatori diversi, che di volta in volta trovano giustificazione nel desiderio di tradurre visivamente motivi che il più delle volte corrispondono a stati d'animo personali e particolari. Oscillando, dunque, fra soluzione compositive figurate in cui l'immagine del soggetto, colto appena sulla soglia della riconoscibilità, sbotta in fiotti luminosi di sobrie tonalità sfumate ma contrastanti (come i bianchi e i neri, spesso intercalati dai rossi o dai rosa); fino a utilizzare una sorta di pittura disegnata che, a volte, permette di far vivere in simbiosi tracce di figurazioni antropomorfiche accanto ad altre di chiara derivazione animale, mentre in altri casi prevale, più semplicemente, l'aspetto metamorfico e allusivo. Una pittura che, pur escludendo quasi totalmente, l'aspetto narrativo, ribalta prepotentemente i protagonisti in primo piano, evidenziandone ogni qualvolta la forza espressiva; relegando, nel contempo, il resto della tela a fondo di proiezione funzionale, sia nel caso che l'artista voglia determinare uno spazio vitale o prospettico intorno al soggetto, sia che intenda caricare cromaticamente il fondo stesso per imprimere ed accentuare ancor più la valenza comunicativa della forma."

Gabriele Bevilacqua
"CUORE DI CHROMO" - L’installazione «Cuore», site specific di CHROMO (acronimo di CHris ROcchegiani e ROberto MOntani), è appunto nel cuore di una cripta naturale adattata dalla gente del posto a frantoio. Si scende sotto, dunque. E per gli uomini scendere a contatto con il sottomondo, l’ipogeo, ha sempre avuto una valenza magica, ancestrale, comunque ricca di evocazioni significative. Luoghi simili sono umidi, pertanto l’acqua e la terra (il tufo) quivi si congiungono in un forte richiamo di fermentazione e silenzio senza luce. Altrettanto ricca è l’idea semantica del frantoio, dal latino frangere (la cui radice indoeuropea ristagna in altre dense parole come frattura, rifrazione, naufrago, frammento). L’azione del frantoio si completa nel lento stillare, gocciare dell’olio in recipienti adeguati. Questi pochi cenni, danno la cornice concettuale per seguire e addentrarci nell’ipogeo di CHROMO, duo di autori emergenti, uno nel campo della pittura (Rocchegiani), l’altro in quello della comunicazione visiva (Montani). Le otto tele, dipinte in tempera nera sopra tele di cotone trattate con colla di coniglio, scendono dalla tradizionale cortina espositivo-museale per essere sistemate in orizzontale su bancali. Il pittorico è un pigmento steso in modo repente, nella fattispecie di tessiture di filamenti a rastrellatura, di controllata esecuzione, da evocare tracciati di sismografi, elettrocardiogrammi, schede perforate, reticolati di compositori contemporanei. Al momento dell’installazione, in prossimità del punto di caduta delle gocce d’acqua, gli artisti aggiungono una successiva macchia di tempera nera. Sotto l’azione del liquido (e delle condizioni igrometriche, comprese le variazioni dovute alla stessa presenza fisica degli spettatori), la tempera si sfarina, si rimuove, si altera. Il gocciare proviene da contenitori di plastica, verniciati a forno, ma simili a reperti fittili di epoche arcaiche, posti sopra le tele (le teorie di contenitori si alternano a quelle che invece contengono punti luce). A prima vista, l’operazione si concentra sull’azione lenta e corrosiva dell’acqua (gutta cavat lapidem), come parimenti il lacrimare delle preziose lacrime d’olio del frantoio. Il principio chiamato in causa, a mio avviso, è però quello della stessa impermanenza dell’arte, la sua pretesa di un ideale di bellezza eterno e astorico. L’opera d’arte, pronta a raccogliere lo stillare dell’acqua, si fa ricettacolo, diventa altro, si mostra fragile, spoglia. Il lucore delle luci, il tufo d’intorno, le volte murarie, la tempera che si stempera, tutto in Cuore farebbe pensare alla generale fragilità dell’essere e dell’operare umano. Aggiungo la metafora: l’arte è mutamento e tensione di accumulo, moltiplicazione. Nelle sequenze di Cuore (otto tele, non una; una teoria di contenitori, non uno solo) c'è in filigrana la volontà onnivora di dire tutto, di amplificare il messaggio, di rinforzarlo per eccesso; un horror vacui che approda però al silenzio, all’ultima parola che cancella il linguaggio verbale, al vuoto dilavato dal tempo (non a caso, si badi, all’inizio è una postazione volutamente lasciata vuota). Altri potrebbero intravedere in questa installazione la pioggia che cancella per ridare nuova vita, nuovo approvvigionamento, nuovo inizio; oppure quel riferimento biblico del dividere le acque di sopra e l’asciutto di sotto (Genesi 1, 7-9), opera di un Dio, signore della creazione, che la trasforma semplicemente dandole un ordine, agendo sul caos perché tutto si offra secondo giustizia, perché tutto possa essere risanato. Altri ancora, potranno soffermarsi sul carattere di lento farsi/disfarsi del significato di ogni manufatto d’arte, sia esso un pittogramma o un monolite egizio. Solo il dialogo con gli artisti, la dichiarazione esplicita della loro intenzione autorale, ci consente applicazioni interpretative legittime. Allo spettatore, libero giudicante coinvolto nelle microalterazioni dell’opera, si chiede piuttosto di vivere un’interessante esperienza di arte, in chiave sinestetica: la visione (l’installazione, la penombra, le volte a crociera del sito), l’udito (la sonorità stilizzata delle gocce che cadono con intermittenza differente), l’olfatto (l’odore di umido e salnitro). Si chiede in altre parole di mettersi all’unisono con l’installazione, come con il gocciare stesso, lasciandosi meravigliare dagli effetti prodotti dall’insieme. Sicuramente ci troviamo di fronte a un’opera dal forte impatto visivo, ben congegnata, senza ciononostante sbigonciare nello scenico. Rocchegiani e Montani confezionano ad arte un prodotto serio, professionale, intelligente a cominciare dalla scelta di un sito di attrazione non solo estetica (un sito storico, forse una posterla). «Cuore» però è soprattutto una scelta performativa, legata al più tipico assunto dell’arte contemporanea (tematizzato, per esempio, negli anni ’50 del secolo scorso, dal gruppo Forma1 di Perilli, Dorazio, Consagra): l’artista trova non più nella natura ma nella sua volontà creativa, l’origine prima delle forme pittoriche o plastiche o di altra rappresentazione. È quella volontà che dà significato alla natura, e in questo modo la supera.

hebel n.1 2mq olio su teli di canapa e cotone. ricamo con fili di lana (2016)

hebel n.2 dettaglio olio su teli di canapa e cotone. ricamo con fili di lana (2016)

hebel n.3 dettaglio olio su teli di canapa e cotone. ricamo con fili di lana (2016)

hebel n.4 dettaglio olio su teli di canapa e cotone. ricamo con fili di lana (2016)

hebel n.5 dettaglio olio su teli di canapa e cotone. ricamo con fili di lana (2016)

hebel n.6 dettaglio olio su teli di canapa e cotone. ricamo con fili di lana (2016)

10800s n.1/15 21x29cm wooden boards painted (2014)

10800s n.2/15 21x29cm wooden boards painted (2014)

10800s n.3/15 21x29cm wooden boards painted (2014)

10800s n.4/15 21x29cm wooden boards painted (2014)

inside nothing out of bed 100x150cm oil on canvas (2014)

inside nothing umbrellas 100x150cm oil on canvas (2014)

inside nothing tea service 90x90cm oil on canvas (2014)

inside nothing vase 30x30cm oil on canvas (2014)

inside nothing the wait with red pipe 70x50cm oil on canvas (2014)

the external chamber birds 100x100cm oil on canvas (2014)

the external chamber pork 100x100cm oil on canvas (2014)

the external chamber deer 100x100cm oil on canvas (2014)

the external chamber fox 100x100cm oil on canvas (2014)

the external chamber hare 70x50cm oil on canvas (2014)

Where are you? n.1/11 60x100cm oil on 'rock wool' vacuum sealed (2014)

Where are you? n.2/11 60x100cm oil on 'rock wool' vacuum sealed (2014)

Where are you? n.3/11 60x100cm oil on 'rock wool' vacuum sealed (2014)

Where are you? n.4/11 60x100cm oil on 'rock wool' vacuum sealed (2014)

Where are you? n.5/11 60x100cm oil on 'rock wool' vacuum sealed (2014)

Where are you? n.6/11 60x100cm oil on 'rock wool' vacuum sealed (2014)

Where are you? n.7/11 60x100cm oil on 'rock wool' vacuum sealed (2014)

Where are you? n.8/11 60x100cm oil on 'rock wool' vacuum sealed (2014)

Where are you? n.9/11 60x100cm oil on 'rock wool' vacuum sealed (2014)

Where are you? n.10/11 50x60cm oil on 'rock wool' vacuum sealed (2014)

Where are you? n.11/11 50x60cm oil on 'rock wool' vacuum sealed (2014)

(close) parenthesis installation vajont valley (2015)

We have used this quote at the very beginning in order to reiterate the importance of the similtaneous presence of love and hate, as an inescapable interchange between vital contents, as it happens with perfection and imperfection. The Vajont dam has always been considered a jewel from an engineering and construction point of view. It hasn’t changed from this perspective; events have not altered it. Dead because unspoilt. Perfection implies stasis, it does not allow any fluctuation, the end of the uncertainty that makes things move again. And here nature makes its scene with its perpetual motion. Parentheses (from Greek παρένθησις, from the verb παρεντίθημι parentíthēmi, “I put in beside”) are a set of typographical symbols used to enclose other characters. Each pair is composed of an opening version and a closing version; the former having a convexity to the left, the latter having a convexity to the right. Starting from a graphic symbol, a right (close) parenthesis, that the dam draws on the territory, we recall the simile to a linguistic element. It contains memory, a thought to what happened, the territory, so that everything can be preserved but not reiterated, creating space for something new. We have mainly used gold, underlining the perfection of the dam in the imperfection of the surrouding territory. As in the Japanese art of repairing broken ceramics using liquid gold called Kintsugi, cracks caused by the breakage are fixed not physically but deeply in the soul.

cuore n.1/08 70x100cm oil on gouche on canvas (2015)

cuore n.2/08 70x100cm oil on gouche on canvas (2015)

cuore n.3/08 70x100cm oil on gouche on canvas (2015)

cuore n.4/08 70x100cm oil on gouche on canvas (2015)

cuore n.5/08 70x100cm oil on gouche on canvas (2015)

cuore n.6/08 70x100cm oil on gouche on canvas (2015)

cuore n.7/08 70x100cm oil on gouche on canvas (2015)

cuore n.8/08 70x100cm oil on gouche on canvas (2015)

cuore | installation | serra de' conti (2015)

cuore | installation | serra de' conti (2015)

cuore | installation | serra de' conti (2015)

hebel 10800s inside nothing the external chambre where are you? (close) parenthesis cuore

(ebr. vuoto, soffio)
Hebel è il vuoto di chi accetta di perdersi nell’inquietudine della ricerca. Vuoto perchè nessuno spazio restituisce così tanta solitudine ma allo stesso tempo accoglie un noi collettivo perchè definisce la ricerca di ogni animo e vive del comune turbamento.
I corpi distesi, tolti dal collegamento dei loro sensi, sono nella completa percezione di quel vuoto. Getto le armi dell’animale per scoprire l’abbandono in Dio e godere del riposo del mio cuore inquieto, eternamente in ricerca.

It is the story of the collapse of the material which disappears in 10800 seconds. This process is described by the carving of the water drop that produces a regular sound, able to mark time as the content of an individual gesture giving sound to time passing. Nothing is eternal and although averything seems lost and becames invisible, but a sign is left in our memory.

"I had a lot of fun doing this room with nothing inside. It is simple like a Seurat painting with spot color, but used grossly without dissolving the color .... I wanted to express absolute rest through all these shades different ... "
Letter from Van Gogh to Gaugin

Think then, my soul, that death is nothing but a servant carrying a light in the external chamber.
John Donne "The journey of the soul"

I pick the wait in a cup, in a suspended time that makes me isolated from everything. You will come to fill this empty vessel.

"In the beauty of all, everything becomes undeniable and crime is permitted when it enhances purity (…) How can you love me if you have never hated anything?" – Paolo Benvegnù.

Cuore è il luogo di un incontro che come la fluidità dell'acqua ci plasma e modifica nella complicità del tempo. Rompe la staticità rendendo la materia vulnerabile. Segna con un ritmo costante l'aprirsi di un varco, l'interstizio dove il seme germoglia.

Questo è il luogo della meraviglia, lo spazio in cui possiamo preservare sentimenti e ricordi, come le taniche che abbiamo sospeso lo fanno per l'acqua. Trattengono senza chiudere, rallentano la caduta delle gocce richiamando a questo modo la consapevolezza del contatto che avranno con le tele sottostanti.
Vi proponiamo un'esperienza, quella di lasciarvi bagnare, coinvolti non solo come osservatori ma anche come protagonisti dell'incontro, ognuno di noi come le tele fissate a terra, disposte per accogliere quella goccia “trasformante”... come ciotole che si riempiono.
Così come il cuore anche lo spazio fisico dell'esperienza vive nel suono del battito costante della goccia.
Questo è il luogo dove trovarvi. Non più uguali a ieri.

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